Nier Automata

Nier Automata

Sono fuori tempo massimo per parlare di Nier Automata, non solo perché il titolo sia uscito oltre un anno fa, ma appunto perché io stesso l’ho giocato all’uscita, e quindi sono ben lontano dal poter esprimere le mie impressioni “a caldo”.
Nier è stata un esperienza che ha seguito immediatamente quella che ho vissuto su Zelda Breath of the Wild, e si può senza dubbio dire che i due giochi che ho atteso di più negli ultimi anni non mi abbiano deluso, ma anzi si siano rivelate due delle più belle opere videoludiche ( e non ) a cui mi sia mai approcciato.

Zelda è il nuovo capolavoro del decennio da parte di Nintendo, un gioco destinato ad essere un nuovo spartiacque nel genere Open World, un gioco più che bellissimo, forse non perfetto, ma sicuramente “superiore”, e su cui ho speso volentieri 180 ore in cui davvero raramente la magia si è spezzata.
Nier viceversa è stato un gioco sì premiato, ma molto controverso.
Il ritorno in grande stile di Platinum Games dopo l’enorme delusione di Metal Gear Rising voleva dire per me tantissimo, ma ammetto che dopo le prime ore di gioco le mie sensazioni erano davvero contrastanti.

Sono giunto ai titoli di coda la prima volta conscio di dover ripetere l’avventura ma non convinto al 100% che valesse la pena farlo.

Non sono infastidito dal comparto tecnico sotto la media o dalla mancata ottimizzazione, sono elementi secondari – soprattutto perché comunque dal punto di vista artistico e sonoro il gioco è una vera gioia per occhi e orecchie – ma il sistema di combattimento è un po’ facilotto, non è neanche lontanamente degno di Bayonetta, non è davvero degno di Platinum, e la trama sì, è interessante, ma non così profonda come mi sarei aspettato. Soprattutto il gioco è finito davvero in fretta, sono successe letteralmente “poche cose” e con ben poche spiegazioni. Non ho neanche potuto finire molte subquest per via di un determinato fattore imprevisto.

Ok, un po’ deluso comincio la seconda run, che il gioco mi dice chiaramente di dover fare, e rivivo la stessa storia da un diverso punto di vista, che mi offre una panoramica più chiara e approfondita. Gioco vivendo situazioni diverse, riuscendo questa volta a portare a termine più subquest e accorgendomi che nel mondo delineato da Yoko Taro vi è una profondità enorme.
Porto a termine la seconda run con un giudizio molto diverso, e corro verso i terzi titoli di coda con un entusiasmo inaspettato.
Ecco che Nier Automata mi esplode tra le mani con un ritmo in ascesa costante, trovate incredibilmente geniali, con una trama che non smette di riservare enormi sorprese, con sequenze, scenari e musiche sempre più spettacolari. Mi addentro nel suo sottobosco, nelle missioni secondarie sempre più cupe e tristi, leggo documenti trovati in giro, ascolto registrazioni, scopro decine di segreti e giungo dopo aver vissuto una delle migliori sequenze mai viste in un videogioco al terzo finale, quello definitivo. Anche se continuerò la mia avventura nell’ endgame continuando a scoprire cose nuove e bellissime.

Nier entra istantaneamente e permanentemente nell’empireo dei miei giochi preferiti in assoluto grazie a davvero tanti fattori. Una colonna sonora sublime, un gameplay adrenalinico, una trama scritta benissimo e ad una serie di personaggi profondissimi. 2B, 9S e A2 sono protagonisti incredibili, e è davvero il caso di dire che l’apparenza in questo caso inganni: Certo, 2B è una modella seminuda che combatte con dei mega spadoni, eppure come nel caso di Metal Gear personaggi eccentrici sanno racchiudere in se stessi un carattere davvero affascinante e sfaccettato.

La trama è follia pura, una storia incredibilmente contorta e complessa, narrata magistralmente anche se con un metodo stranissimo (quello delle run consecutive), una storia pessimista e realista, che parla prima di tutto di umanità, di malvagità, di amore, di voglia di vivere e sopravvivere… una storia che funziona egregiamente come tale, ma che non si esaurisce in se stessa, andando a generare nel giocatore riflessioni davvero rare per il mondo videoludico.
Nier ha in una generica subquest più profondità di molti titoli nel loro complesso, e giudicarlo dopo soltanto qualche ora di gioco è davvero sbagliato, perché il gioco ha i suoi difetti: la mappa è poco leggibile, i muri invisibili abbondano (e arrivando da Zelda li ho sentiti parecchio) e inizialmente bisognerà fare avanti e indietro di continuo in una mappa labirintica, eppure questi difetti vengono annientati poco a poco dalle splendide sequenze di gioco, dall’evoluzione dei personaggi, da una storia epica, dal mondo, pieno di segreti e di cose da fare, che Yoko Taro e Platinum hanno creato per noi.

Nier Automata è quindi un’opera stupenda, un gioco che non si nasconde dietro al suo essere un action mettendo in secondo piano la trama, ma che anzi mette la narrazione e la struttura di quest’ultima al centro di tutto, con scene e concetti ben oltre il normale standard “politically correct” a cui il mondo videoludico, anche nei suoi giochi più apparentemente controversi, ci ha abituato.
Nier pur avendo svariati difetti, in relazione al resto del mercato videoludico odierno si meriterebbe molto di più dei 9 che ha ricevuto. Eppure non è un titolo per tutti, è un titolo con varie mancanze, mancanze che ho sentito moltissimo specie nelle fasi iniziali, ma che davvero contano poco rispetto alla profondità infinita che c’è.

Questo gioco avrebbe potuto essere migliore? Sicuramente sì, eppure c’è un equilibrio sorprendente in tutte le sue follie. Alla fine personalmente l’ho addirittura preferito al “gioco della generazione”.

 

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