I segreti del Quai d’Orsay

I segreti del Quai d’Orsay

Dopo anni passati a leggere ogni sorta di fumetto uno capisce che in fin dei conti non è la trama in se a rendere un opera memorabile quanto più il modo in cui questa è raccontata.

Un intreccio complesso non è sinonimo di capolavoro, i personaggi non devono essere sempre eroi, l’epica può rimanere in disparte, un’ambientazione fantastica da sola non fa la bellezza di una storia… eppure mai mi sarei aspettato di apprezzare così enormemente un’opera come I segreti del Quai d’Orsay.

Christophe Blain è un autore che ho imparato a conoscere quest’anno.

Il primo volume di Gus mi ha folgorato così come i successivi. Isaac il pirata è andato ben oltre le mie aspettative, e altri volumi dell’autore mi hanno man mano assuefatto al suo stile. Il vero amore, però, è sbocciato con Quai d’ Orsay, il miglior fumetto letto durante il 2017.

Blain unisce le sue forze a quelle di Abel Lanzac per raccontare una storia completamente increntrata sulla politica, con i suoi retroscena e le sue contraddizioni.

Il vulcanico ministro Alexandre Taillard de Vorms e il suo staff vengono seguiti attraverso due splendidi albi nelle loro trattazioni e nel loro lavoro.  Seguiamo la routine distruttiva di un ghost writer, assistente del ministro, lo vediamo nella sua carriera e nella sua vita, senza tempo per incontrare la ragazza che ama, in balia di un personaggio tanto folle quanto carismatico e divertentissimo da seguire.

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Il ministro

Quai d’Orsay possiede una trama tutto sommato semplice e quasi inconcludente, il disegno di Blain è grottesco e abbozzato… ad una prima occhiata potrebbe sembrare un opera senza nessun mordente: a chi interessa leggere le avventure di un ministro degli esteri disegnate male?

Ecco, arrivare a questa conclusione sarebbe un enorme (e imperdonabile) errore.

Blain è in realtà un illustratore eccellente, in grado di disegnare qualunque cosa in modo semplicissimo e dinamico, il suo stile grezzo è perfetto per rendere movimentata qualunque scena: è abbastanza semplice da non appesantire mai la lettura, ma mai sporco o poco chiaro. Con pochissimi tratti rende alla perfezione ogni espressione, ogni atteggiamento, ogni sensazione.

Durante tutta la storia si respira un’atmosfera di incredibile naturalezza. Gli eventi scorrono rapidissimi, i dialoghi esplodono e si accavallano, le parentesi in cui i personaggi si perdono i siparietti esilaranti si susseguono a cascata. L’ umorismo è sempre sottilissimo e il ritmo vertiginoso.

Una volta iniziato a leggere sarà difficile staccarsi, coinvolti in una spirale infinita di parole e contagiati dalla frenesia collettiva dei protagonisti.

Una storia “sulla carta” priva di interesse si rivela la miglior narrazione incontrata l’anno scorso (anno in cui ho letto davvero decine e decine di opere stupende), diventando addirittura un piccolo punto di svolta nel mio intero modo di concepire il fumetto.  La nona arte ha tanto potenziale, ha tante caratteristiche uniche da sfruttare per raccontare una storia, ed ecco che in questa storia le vediamo tutte sfruttate in maniera praticamente perfetta, ma con al centro di tutto una gestione impareggiabile del ritmo.

Il tratto dinamico è perfettamente funzionale all’ incedere della storia, i dialoghi a pioggia si inseriscono perfettamente grazie ad un layout della pagina ordinato ma anche estremamente flessibile. Non sarà raro vedere decine di baloon in una pagina, non mancano pagine di solo movimento, pagine prive della solita gabbia, non mancano griglie più fantasiose e anche la colorazione semplice ma con toni realistici è perfetta nella globalità dell’opera.

Difficile, davvero difficile, trovare un difetto a questa storia, una storia che a tratti sembra essersi scritta da sé, che fa della naturalezza il suo marchio, ma che cela una cura e un talento senza pari.

 

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