The Zero Theorem, di Terry Gilliam
The Zero Theorem, di Terry Gilliam

Il mio imprinting con Terry Gilliam risale ad una visione tanto casuale quanto folgorante de "l'esercito delle 12 scimmie" (ai tempi in cui ancora guardavo la TV), eppure il mio scarso appel per la settima arte aveva tenuto il mio entusiasmo in un angolino a maturare. Negli ultimi anni ho approfondito il mio interesse per il cinema in generale e sono di nuovo entrato in contatto con Gilliam: Il secondo incontro è stato con il cortometraggio introduttivo di Monty Python e il senso della vita, una decina di minuti di pura genialità che mi hanno fatto decidere di conoscerlo più a fondo. Ne ho sentito di nuovo parlare in una monografia di Federico Frusciante, ne ho letto, e sono giunto tra gli altri alla visione del film di cui voglio parlare oggi: The Zero Theorem. Un film che ho guardato, che ho adorato, che ho consigliato in lungo e in largo, un film che continuo a portarmi dentro dopo mesi e mesi dalla prima visione.

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Nier Automata
Nier Automata

Sono fuori tempo massimo per parlare di Nier Automata, non solo perché il titolo sia uscito oltre un anno fa, ma appunto perché io stesso l’ho giocato all’uscita, e quindi sono ben lontano dal poter esprimere le mie impressioni “a caldo”. Nier è stata un esperienza che ha seguito immediatamente quella che ho vissuto su Zelda Breath of the Wild, e si può senza dubbio dire che i due giochi che ho atteso di più negli ultimi anni non mi abbiano deluso, ma anzi si siano rivelate due delle più belle opere videoludiche ( e non ) a cui mi sia mai approcciato. Zelda è il nuovo capolavoro del decennio da parte di Nintendo, un gioco destinato ad essere un nuovo spartiacque nel genere Open World, un gioco più che bellissimo, forse non perfetto, ma sicuramente “superiore”, e su cui ho speso volentieri 180 ore in cui davvero raramente la magia si è spezzata. Nier viceversa è stato un gioco sì premiato, ma molto controverso. Il ritorno in grande stile di Platinum Games dopo l’enorme delusione di Metal Gear Rising voleva dire per me tantissimo, ma ammetto che dopo le prime ore di gioco le mie sensazioni erano davvero contrastanti. ...

Kobo Aura ONE
Kobo Aura ONE

Il mio rapporto con la tecnologia è davvero particolare. Seguo vari settori, leggo spesso notizie su siti di informatica ed elettronica ed utilizzo diversi sistemi operativi e dispositivi. Anche per via della mia rete sociale nerd sono molto informato su molta della tecnologia che uso, e negli ultimi anni di roba ne ho comprata forse più del dovuto, ma il motivo è soltanto uno: in realtà io la tecnologia  -sotto sotto- LA ODIO. La tecnologia per me è uno mezzo per un fine, ma come strumento troppo spesso non sembra affatto fatta per un uso “umano” e complica inspiegabilmente il raggiungimento del proprio obiettivo. Proprio per questo in ogni acquisto sono infinitamente esigente e difficilmente accontentabile. Certo, ci sono le eccezioni, e una di queste è il mio Kobo Aura One: Un eBook reader davvero fenomenale. ...

I segreti del Quai d’Orsay
I segreti del Quai d’Orsay

Dopo anni passati a leggere ogni sorta di fumetto uno capisce che in fin dei conti non è la trama in se a rendere un opera memorabile quanto più il modo in cui questa è raccontata. Un intreccio complesso non è sinonimo di capolavoro, i personaggi non devono essere sempre eroi, l’epica può rimanere in disparte, un’ambientazione fantastica da sola non fa la bellezza di una storia... eppure mai mi sarei aspettato di apprezzare così enormemente un'opera come I segreti del Quai d’Orsay. ...

La spettacolarità nel fumetto
La spettacolarità nel fumetto

Ai fumetti non manca la leggerezza ma la spettacolarità. Questo era il titolo di un articolo pubblicato su Fumettologica che andava a rispondere e contestare ad un altro scritto, apparso sulla rivista Fumo di china, il quale affermava che il calo di vendite del fumetto in Italia è dato dalla mancanza di “leggerezza” di questi ultimi. Su Fumettologica Giuseppe Pollicelli faceva giustamente notare la poca consistenza dell’osservazione, mostrando come “la leggerezza” sia un concetto un po’ troppo vago, oltre che poco applicabile a tantissime opere presenti e passate. Il discorso, ben strutturato, poi verteva su quello che secondo Pollicelli è il vero problema del fumetto, ovvero la mancanza di spettacolarità, che lo fa risultare meno appetibile ad il grande pubblico se paragonato ai contenuti audiovisivi quali animazione, cinema, serie tv o videogiochi… e come discorso ha senso. Il pubblico ama l’azione, ama lo spettacolo. C’è però un osservazione da fare. ...